
Vogliamo iniziare così, con questo articolo pieno di enfasi e di significato scritto da Beppe Severgnini un grande giornalista.
… “Vi siete mai chiesti perché il finale di L’attimo fuggente, ogni volta, ci commuove? Ricordate? Il professor John Keating (Robin Williams), cacciato dalla scuola, lascia l’aula per l’ultima volta. I suoi ragazzi non ci stanno, gli rendono omaggio. Uno dopo l’altro, salgono in piedi sul banco ed esclamano: «Capitano, mio capitano!».
Perché quella scena, invece di apparire enfatica, è così potente e universale?
La risposta è semplice. Quella scena ci colpisce perché tutti sentiamo d’aver bisogno di un maestro. Sempre, dovunque, a ogni età. Desideriamo, magari senza rendercene conto, una guida che indichi la strada: per di là. Senza spingerci: basta l’incoraggiamento.
«C’è una grande gioia a incoraggiare il talento!!»
Essere un maestro è un impegno: un’auto-certificazione di generosità.
I maestri, di cui Robin Williams fornisce una poderosa interpretazione, non fanno coccole: offrono aiuto e suggerimenti e ispirazione. Segnalano svolte e insegnano prospettive. Indicano una via e la illuminano: può essere una scala verso il cielo, o un passaggio sicuro nel bosco delle decisioni difficili. I maestri – quelli veri – non chiedono niente in cambio. La ricompensa è l’onore di trasmettere qualcosa, il piacere di aiutare chi viene dopo.
Gli attimi fuggono, i gesti rimangono.”
Questo articolo incarna in ogni singola parola il significato profondo del nostro concetto di maestro.
Noi ricopriamo, ogni giorno, il ruolo di “guida” per questi piccoli che cercano in noi un referente che li accompagni con sguardi e strette di mano durante il cammino della propria crescita.
Ogni istante ci fanno capire l’imprescindibile importanza di intraprendere il viaggio nella scuola insieme a noi e ai propri compagni.
Il binomio maestro guida-bambino resta il cuore di un’educazione ben riuscita dove il piccolo intraprende e vive esperienze, confronti, condivisioni, frustrazioni, gioie, dolori e traguardi raggiunti.